Lavorare a Barcellona: intervista ad Antonio

Sognate di andare a vivere e lavorare a Barcellona? Chiediamo qualche impressione ad Antonio che non solo vive lì da anni ma è anche uno degli amministratori del gruppo “Gli italiani a Barcellona” e gestisce (insieme a Linda, Alessio, Francesco, Luciano e José) l’utilissimo sito +39 dove potrete trovare informazioni preziosissime se davvero volete trasformare il vostro sogno in realtà!

Lavorare a Barcellona - Antonio

Ciao Antonio! Da quanti anni vivi a Barcellona? Come mai hai scelto di trasferirti all’estero? Come mai proprio la Spagna?

Ciao Stefania! Vivo a Barcellona dal 2007 in pianta stabile, anche se ci ero già passato nel 2003 per completare il mio percorso di studi.
Sono architetto e arrivai qui con il proposito di studiare il modello urbanistico barcellonese e proporlo poi come riferimento per la mia tesi di laurea.
Non potevo quindi restare indifferente al fascino di Barcellona e fu principalmente per questo motivo, unito poi al fermento lavorativo di quel momento storico, che ci tornai e immediatamente cominciai a lavorare.
In Spagna perché probabilmente è la destinazione più vicina alla nostra cultura. Una scelta della quale non mi pento!

Hai sempre vissuto qui o anche in altre città?

Ho vissuto in altre città italiane però, all’estero, solo qui a Barcellona.

Dove hai imparato lo spagnolo?

Ho imparato lo spagnolo da autodidatta, direttamente qui in Spagna, consiglio però di venire preparati, specie in questi ultimi tempi, visto che c’è molta più concorrenza e meno posti di lavoro disponibili.

Hai trovato difficoltà nel comunicare con le persone del luogo?

Non ho trovato particolari difficoltà a comunicare, è vero pure che i primi tempi ti limiti alle cose basilari (grazie, prego, scusi…. tornerò!) 🙂

Pensi che la conoscenza del catalano sia, anche parzialmente, fondamentale per vivere in Catalogna?

Barcellona è una città bilingue, chi vuole realmente integrarsi, dovrebbe fare lo sforzo almeno di capire il catalano. Un punto in più lo avranno coloro che riescono anche a impararlo (dopo lo spagnolo, però!)

Sei riuscito a trovare subito lavoro nel tuo ambito o hai dovuto iniziare a lavorare in altri settori?

Trovare lavoro nel 2007 non era un particolare problema, poi però la crisi ha colpito duramente soprattutto il settore della costruzione e per me e molti altri colleghi sono cominciati i mal di testa. C’è chi ha dovuto ripiegare su altri settori, io per fortuna ho stretto i denti e ho continuato a lavorare e collaborare con molti studi di architettura, tra alti e bassi.

Come è stato l’approccio con la burocrazia spagnola (cambio di residenza, rinnovo patente…)?

La burocrazia è molto più accessibile di quella italiana. I catalani in questo sono abbastanza efficienti, molte informazioni sono consultabili facilmente usando le tecnologie più moderne (app, web, nfc) basta solo volerlo.

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Gli affetti più prossimi, la famiglia, qualche amico, è normale…. però se ci si vuole realizzare, nostro malgrado, dobbiamo emigrare. Tornerei volentieri in Calabria, a patto di potermi esprimere e/o fare qualcosa per la mia città natale, Reggio.

Lavorare a Barcellona - Bunker del Carmel

Vista su Barcellona dal Bunker del Carmel

Quali posti consiglieresti di visitare in Catalogna?

La Catalunya è una continua scoperta: ci sono luoghi che ancora non ho avuto il piacere di visitare e ce n’è per tutti i gusti.
Se dovessi fare una selezione striminzita, non mi farei scappare le coste: Costa Brava, Palafrugell, Cadaques, Tossa de Mar. Ci sono tantissime cose da vedere, tra paesaggi medievali, circuiti enogastronomici immersi nella natura e città dove il tempo si è fermato.

Qual è il tuo monumento o luogo preferito di Barcellona?

Il Bunker del Carmel, la città ai tuoi piedi e il mare come sfondo, per palati fini!

Come ti sembrano i catalani con gli stranieri? Pensi che abbiano un carattere diverso da quello del resto degli spagnoli?

Il catalano medio ha un carattere più chiuso dello spagnolo (quello dell’immaginario collettivo), per lo meno a primo impatto. È gente riservata ed educata. In genere, non appena ti conoscono, si concedono pur restando vigili. È probabilmente un retaggio culturale, non giudichiamoli per questo.

Grazie mille per la tua disponibilità 🙂

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