Referendum Catalunya: diritto violato o violazione del diritto?

Il 1 ottobre 2017, qualsiasi cosa succeda, rimarrà un giorno importantissimo non solo per i catalani, ma per tutta l’Europa. Oggi, infatti, la Catalunya ha deciso di votare, nonostante il divieto, per il referendum che potrebbe sancire (in via teorica) la sua indipendenza da tutto il resto della Spagna. Cerchiamo di capire perché il Governo spagnolo centrale ha deciso che questo referendum non poteva essere svolto e cosa è successo il 20 settembre, altro giorno che rimarrà nella storia e nella memoria di tutti.

bandiera - aspassoperlaspagna.it

Perché il referendum catalano è stato dichiarato incostituzionale?

La Corte Costituzionale (e di conseguenza il Governo di Madrid) ha dichiarato il referedum catalano illegale o incostituzionale. Perché? L’articolo 2 della Costituzione spagnola del 1978, redatta seguendo il modello della Costituzione italiana, recita: “La Constitución se fundamenta en la indisoluble unidad de la Nación española, patria común e indivisible de todos los españoles, y reconoce y garantiza el derecho a la autonomía de las nacionalidades y regiones que la integran y la solidaridad entre todas ellas” ovvero la Spagna è la nazione unica ed indissolubile di tutti gli spagnoli (catalani compresi), ma viene garantita e riconosciuta autonomia (parziale) alle regioni presenti sul territorio.

Catalunya Comunità Autonoma

La Catalunya è già una delle 16 Comunità autonome (+ Navarra) e gode quindi già di speciali privilegi. In realtà questi privilegi sono meno evidenti di una nostra, ad esempio, regione a statuto speciale (in Italia sono 5: Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta) a cui, proprio per motivi storici, geografici e culturali, viene concessa un’autonomia particolare. Perché i vantaggi sono meno evidenti? Perché tutta la Spagna è suddivisa in Comunità autonome e quindi tutte hanno quasi gli stessi poteri, non concessi da motivazioni più “profonde” come, ad esempio, il fatto di avere una diversa lingua.

Motivazione della richiesta d’indipendenza

La Catalunya si è sempre sentita una regione “a parte”. Durante la dittatura franchista (durata dal 1939 al 1975) lì, come nei Paesi Baschi o in Galizia, venne proibito l’uso della loro lingua, della loro cultura e questo ovviamente non piacque a nessuno. Una cosa che mi ha colpito molto nei Paesi Baschi (e che ho notato essere così anche in Catalunya) è, ad esempio, l’aumento, pressoché totale, dei nomi in lingua basca (o catalana) dati ai bambini nati dal 1980 in poi, altro reclamo della propria cultura e della propria lingua. Siamo onesti, però, il problema catalano non è dettato solo da una diversa cultura o storia, ma anche da un motivo economico. La Catalunya è, infatti, una delle regioni spagnole più ricche e le rivendicazioni dei catalani stanno anche nel dire che le tante tasse pagate dalla Catalunya servono prevalentemente a risanare regioni meno sviluppate, situazione acutizzata dalla crisi economica che ha coinvolto l’economia mondiale negli ultimi 10 anni. In realtà le statistiche dicono che sia Madrid a pagare molto di più in tasse di quello che poi riceve in servizi e infatti sono in molti a chiedere alla Catalunya, se vuole davvero uscire dalla Spagna, di pagare una sorta di “penale” per tutti gli investimenti economici fatti dal Governo spagnolo durante gli anni.

Il referendum catalano non è la BREXIT

Non bisogna paragonare quello che è successo in Gran Bretagna ovvero la Brexit, con il referendum catalano. La Brexit è stato un referendum appoggiato dalle autorità inglesi e dove i cittadini hanno potuto esprimere le loro opinioni in modo libero. La Brexit, come tutti sappiamo, ha decretato l’uscita dall’Unione Europea (e relative conseguenze) da parte di una nazione che ha deciso che non era più nei suoi interessi stare in quella determinata organizzazione. Cosa succederà se nel referendum catalano vinceranno i SI? Una Catalunya libera e repubblicana (al momento la Spagna è una monarchia parlamentare ovvero vi è la presenza sia di un re che di un Parlamento) vorrà e potrà rientrare nell’UE? Quale sarà la moneta utilizzata? Come cambierà il libero scambio e circolazione di merci e persone del quale beneficia ora la Catalunya, avendo la Spagna ratificato gli accordi di Shengen?

Cosa è successo il 20 settembre

Nonostante il blocco al referendum da parte della Corte Costituzionale, la Catalunya è andata avanti nella preparazione dello stesso e quindi il 20 settembre 2017, il Governo spagnolo ha deciso di procedere all’arresto di 14 persone, direttamente collegate all’organizzazione del referendum, e di bloccare fondi e materiale preposti al suo svogimento. La reazione dei catalani non si è fatta attendere: in migliaia sono scesi in piazza per manifestare e per rivendicare il loro diritto a decidere sulla loro autonomia. Da qui la situazione si è scaldata sempre di più e le luci della stampa internazionale, quasi praticamente spente fino a quel momento, si sono improvvisamente accese. In questi ultimi giorni, poi, il Governo spagnolo ha continuato a chiudere i luoghi destinati alle votazioni mentre, da parte loro, molti studenti catalani hanno iniziato a occupare l’Università di Barcellona, città fulcro della protesta.

I pareri della gente

Prima del 20 settembre, le statistiche davano il SI in leggera minoranza rispetto al NO (ovvero la non indipendenza dalla Spagna). Circa un 75% dei catalani intervistati affermava che la questione centrale in realtà non era il cosa votare, ma il diritto stesso di votare. Era proprio la sensazione che ho percepito durante il mio ultimo viaggio in Catalunya a metà settembre: la cosa che indispettiva di più i catalani era il fatto di non poter esprimere la loro opinione, alcuni di loro con il ricordo in mente della dittatura franchista e delle limitazioni di libertà del tempo (sofferta però anche da non catalani). Come si sarà evoluta la situazione dopo gli arresti? 

Un braccio di ferro fra Governo spagnolo (rappresentato da Mariano Rajoy, primo ministro) e Catalunya (rappresentato dal suo governatore Carles Puigdemont) che sapremo solo nelle prossime ore come continuerà, anche se la risoluzione definitiva, lo sappiamo già, non avverrà di certo oggi.

 

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