Guernica di Picasso: opera d’arte senza tempo

Ci sono avvenimenti che ti spaccano l’anima. Fatti che quando accadono ti scatenano tante di quelle emozioni che devi per forza esprimere in qualche maniera. E’ quello che successe a Pablo Picasso nel 1937 quando, dopo quello che era accaduto nella città basca di Guernica, non potè fermarsi e dovette immortalare quell’orrore perché tutto il mondo sapesse cosa fosse successo.

Guernica di Picasso - foto Museo Reina Sofia

Guernica – foto Museo Reina Sofia

Guernica di Picasso: la storia

A Picasso (e ad altri artisti spagnoli), era stata commissionata dal governo repubblicano spagnolo, un’opera da esporre all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1937. Gli organizzatori raccontano di come Picasso non era ancora riuscito a produrre niente fino a qualche giorno dopo il bombardamento di Guernica. Fu il 1 maggio 1937 che l’artista, ancora sconvolto dagli eventi, decise di iniziare uno dei suoi capolavori più grandi: Guernica. Lavorò incessantemente per più di 30 giorni, nella speranza di poter creare un’opera che rappresentasse lo scempio di cui aveva solo letto nei giornali internazionali (la stampa franchista ovviamente non ne parlava). Fu così che venne finalmente esposto a Parigi, nel padiglione della Spagna repubblicana, una tela di quasi 4 x 8 m, la maggior attrazione dell’Esposizione, che aveva lo scopo di gridare il ripudio dell’artista alla guerra e all’attacco della popolazione civile inerme.

Guernica di Picasso: il dopo-Esposizione

Alla fine dell’Esposizione Internazionale di Parigi, nessun rappresentante spagnolo riportò in patria la tela e fu così che Pablo Picasso decise di portala a casa (all’epoca viveva in Francia) e di esporla in vari stati, prima in Europa e poi negli Stati Uniti, come mezzo di propaganda pacifista e per cercare di recuperare qualche soldo per i rifugiati spagnoli, emigrati a causa della dittatura franchista.

Guernica di Picasso: problemi di conservazione

I continui viaggi e soprattutto i continui arrotolamenti della tela, iniziarono a danneggiare l’opera che, nel frattempo, arrivò al MOMA (Museum Of Modern Art) di New York. Il famoso museo cercò insistentemente di comprarlo da Pablo Picasso, ma egli si rifiutò per il grande valore affettivo che aveva per l’opera. Capì, però, che era meglio che venisse conservato in un luogo lontano e che ne potesse preservare la sua integrità fisica. Guernica venne così lasciato, nel 1958, in custodia al MOMA, a condizione che dovesse ritornare nel suo Paese, la Spagna, quando quest’ultima fosse stata finalmente libera da qualunque regime dittatoriale.

Guernica di Picasso: il ritorno in Spagna

Già dal 1968, il regime franchista di Francisco Franco, cercò di recuperarlo dal MOMA di New York ma, grazie alle famose condizioni di Picasso, il tentativo fallì. Nel 1973 Pablo Picasso morì all’età di 92 anni e, due anni più tardi, morì anche il dittatore spagnolo. Si riaprirono, quindi, le trattative per cercare di recuperare la tela, ma gli eredi del pittore rimasero titubanti data la situazione politica ancora incerta nel paese natale dell’artista. Finalmente nel 1981, si trovò un accordo fra il MOMA e la Spagna e il 10 settembre arrivò in Spagna, su un aereo di linea (pieno anche di passeggeri ignari), una delle tele più famose del mondo.

Guernica di Picasso: dove si trova

La tela venne inizialmente esposta al Casón del Buen Retiro di Madrid, protetto da uno spesso vetro di 15 cm, misura che si era resa necessaria anche dopo l’episodio accaduto al MOMA (dove un vandalo aveva imbrattato la tela con una bomboletta spray rossa, scrivendo “KILL LIES ALL“). L’inaugurazione avvenne proprio il giorno del centenario della nascita di Pablo Picasso (25 ottobre 1881). Nel luglio 1992 venne, invece, deciso di spostarlo ad un altro centro culturale molto importante della capitale spagnola: il Museo Reina Sofia e, finalmente, dal 1995 è possibile ammirarlo liberamente, senza la protezione del vetro.

Una tela che toglie il fiato, emoziona e trasporta esattamente in quel clima di angoscia e terrore che, purtroppo, 80 anni dopo, molti vivono quotidianamente nel loro paese.

2 Responses

  1. Giulia ha detto:

    Grazie per averlo ricordato! Mi piace tantissimo quest’opera e ho avuto la fortuna di verdela a Madrid. Non sapevo peró che fosse stata Al MoMA 🙂

    • Stefania ha detto:

      Grazie a te! Anche io l’ho vista a Madrid…meno male che non era al MOMA sennò non l’avrei mai vista dato che non sono ancora stata a NY 😉

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