Quando Tejero tentò il colpo di stato a Madrid

Le immagini viste in tv il 6 gennaio, non solo hanno shockato l’America, ma tutto il mondo. Nonostante i riconteggi richiesti da Donald Trump abbiano confermato la vittoria del suo avversario Joe Biden, i supporter del Tycoon, che da mesi grida allo scandalo dei brogli elettorali, inferociti, hanno preso d’assalto il Congresso americano. Sapevate che un tentato colpo di stato era avvenuto nella capitale spagnola nel 1981?

Conosciuto come 23-F (per il giorno nel quale accadde ovvero il 23 febbraio) o Golpe Tejero (per il nome di chi lo condusse), viene ricordato come un colpo di stato drammatico e allo stesso tempo ridicolo, soprattutto col senno di poi.

Facciamo un passo indietro: il Re Juan Carlos I era stato scelto dal dittatore Francisco Franco, che all’epoca era malato, come suo successore. Ovviamente questo non piacque a gran parte degli spagnoli che da più di 30 anni erano sotto dittatura, dopo una guerra civile durata tre anni (1936-1939). Nel 1976, ancora nella fase di transizione, venne designato Alfonso Suárez, ex uomo del regime, come Presidente del Governo.

Congresso Madrid - aspassoperlaspagna.it

Cosa accadde il 23 febbraio al Congresso di Madrid? Molti fattori portarono però alle dimissioni di Suárez (crisi economica, politica, disoccupazione, crescente tensione con l’ETA) e, a questo punto, il Re Juan Carlos I scelse Leopoldo Calvo-Sotelo, dello stesso partito di Suárez, come successore. Il Congresso doveva però approvare tale decisione tramite voto. La prima votazione diede fumata nera e la seconda era programmata proprio per il 23 febbraio, anche se le previsioni erano che sarebbe andata a buon fine per Calvo-Sotelo. Alle 18:00 iniziò la votazione che però venne interrotta alle 18:15 da un numeroso gruppo di guardia civil, capitanato da Antonio Tejero che esordì, pistola alla mano, con la famosa frase “¡Quieto todo el mundo!” (Tutti in silenzio!)

All’inizio i parlamentari non capirono cosa stesse succedendo e furono ovviamente spaventati, soprattutto perché all’epoca l’ETA era un pericolo grande e reale. Poi riconobbero Tejero, già uno dei capi di un altro fallito colpo di stato (la cosiddetta Operación Galaxia, per la quale Tejero fu condannato a soli 7 mesi di carcere) ed intuirono la situazione. Nell’agitazione e nella confusione generale, un guardia civil sparò un colpo in aria a cui ne seguirono altri dei suoi compagni e i cui segni si possono vedere ancora nell’edificio. Tutti si nascosero tranne Santiago Carrillo (capo del partito comunista), Gutiérrez Mellado e Adolfo Suárez (che erano due militari, quindi dal sangue freddo). La votazione era seguita, tramite giornalisti e fotografi presenti, da radio e TV e fu così che gli spagnoli si resero conto di quello che stava succedendo, finché la stampa all’interno del Congresso non fu silenziata.

La Spagna usciva da anni di dittatura e la notizia di un colpo di stato era quindi un’arma a doppio taglio: riaccendere gli animi dei franchisti e far ripiombare il Paese nel caos o fare il proprio lavoro ed aggiornare la nazione sulla situazione? Non era neanche da trascurare il fatto che, in caso il colpo di stato fosse andato a buon fine, la stampa sarebbe stata punita.

Nel frattempo a Valencia, con l’Operación Turia, il Generale Jaime Milans del Bosch, prendeva possesso della città. La notizia generò ancora più sconforto negli spagnoli, ormai pronti a una nuova dittatura militare. Uno dei protagonisti principali che rivoltò le sorti della situazione fu il giornale madrileno El País che fece uscire subito un’edizione speciale intitolata “El País, con la constitución” (giocando sul doppio significato di País come giornale e come nazione) e rianimò la speranza degli spagnoli. Il colpo di grazia a Tejero venne dato dal Re che, finalmente, solo alle ore 01:14 del 24 febbraio, parlò alla televisione confermando di non appoggiare il colpo di stato. La seconda edizione de El País confermò che il colpo di stato era fallito e qualche copia venne introdotta illegalmente nel Congresso. La consapevolezza che la stampa fosse ancora libera, fece capire ai deputati sequestrati che non dovevano temere il peggio. Dopo il discorso del Re, molte guardie civili (la maggior parte partecipò senza neanche sapere cosa andasse a fare, ma solo perché ordinato dai superiori) disertarono (iconico il video di uno di loro che scappa dalla finestra del Congresso). Tejero, a questo punto, diede l’ordine di arrendersi e si presentò dal Presidente del Congresso, sequestrato fino a pochi minuti prima, dicendo “¡A sus ordenes!”. La cosa diventava sempre più ridicola.

El país con la constitución

El País, con la constitución – copyright El País

L’avvenimento si concluse con il Pacto del Capó (perché firmato sul cofano, capó, di una Land Rover). Questo patto prevedeva fra le altre condizioni, che, chi fosse sotto il grado di tenente, non sarebbe stato giudicato. Tejero venne invece condannato a 30 anni insieme a Milans del Bosch (che sollevò Valencia) e Alfonso Armada (che durante l’assalto cercò di negoziare con i sequestratori,  ma che successivamente si seppe fu uno dei capi della cospirazione) e ad altri. Tejero uscì di prigione, in libertà condizionale, già nel 1996.

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