Perché evitare le traduzioni letterali

Uno degli errori più frequenti di chi sta imparando una nuova lingua, è quello di voler fare una traduzione letterale di quello a cui sta pensando, come se lo stesse dicendo in italiano. Ne parlavo proprio qualche giorno fa con una mia “alunna virtuale”, iscritta al mio canale YouTube e, da quello che ci siamo dette, mi è venuto in mente di scrivere questo articolo. In realtà, chi conosce molto bene una lingua o chi lo fa di lavoro, sa che la traduzione letterale è altamente sconsigliata e a volte addirittura impossibile.

Pensate ai modi di dire. Ad esempio ora sto pensando a “toccare ferro” che, se fosse tradotto letteralmente, in spagnolo sarebbe “tocar hierro“. Peccato che nella lingua del Cervantes, si usi un materiale diverso ovvero il legno e che l’espressione, infatti, sia traducibile come “tocar madera“. Sentendo “tocar hierro”, magari uno spagnolo potrebbe capire cosa volete dire, ma ciò non toglie che la traduzione è sbagliata.

Perché le traduzioni letterali sono da evitare?

Mi è successo spesso anche a me quando iniziavo a studiare una nuova lingua: all’inizio se non si traduce letteralmente sembra che la frase sia incompleta e che il concetto non sia stato espresso correttamente. Quante volte, invece, quando traducete una lingua a voi molto conosciuta, la persona che non la conosce vi dice: “no, ma gli hai detto anche questo? Sei sicuro?”. A me è successo migliaia di volte, soprattutto se viaggio coi miei genitori. Il fatto di non parlare la stessa lingua può generare, in certe persone, un sacco di emozioni negative: ansia, stress, vergogna, paura. Il problema è che, quando iniziamo a parlare una nuova lingua, dato che non conosciamo tutti i vocaboli o i modi dire, inevitabilmente il fatto di non riuscire a tradurre un concetto ci mette a disagio, soprattutto quando le persone ci fanno capire, con espressioni interdette, che non sanno assolutamente a cosa vi stiate riferendo. Allora, come possiamo fare?

Come evitare le traduzioni letterali

La prima parola d’ordine è semplificazione. Semplifichiamo le frasi e cerchiamo nel nostro cervello di usare solo i vocaboli che conosciamo (state attenti perché questo consiglio vi sarà molto utile, insieme ad altri, se dovete fare esami di lingua come il DELE). Molte persone si mangiano le mani quando, non trovandosi più nella situazione di stress della traduzione, capiscono che avrebbero potuto tradurre la frase in modo diverso e più facilmente. Se io dicessi “ti amo da morire” (ma come si traduce “da morire?”) oppure dicessi “ti amo tantissimo”, non sarebbe, anche se meno poetico, la stessa identica cosa? Due secondi per tradurla, senza perdere tempo a pensare in parole/espressioni che non conosco, ma arrivando allo stesso risultato. La seconda parola d’ordine è: giri di parole (che è una frase, ma va bene lo stesso). Se io dovessi aver bisogno di dire “lavatrice”, ma non so che si dice “lavadora”, come potrei far capire il concetto? Descrivendo quello che voglio tradurre! Potrei dire, infatti, “elettrodomestico che uso per lavare i vestiti” e ovviamente tutti capirebbero di cosa sto parlando. Non sono concetti così lontani da noi, semplificare e fare giri di parole sono due azioni che compiamo tutti i giorni anche nella nostra lingua con la differenza che, se dobbiamo farlo in italiano, ci sentiamo meno a disagio perché abbiamo a disposizione un vocabolario (si spera) più ampio.

Anche voi avete il panico da traduzione? Provate sempre a tradurre letteralmente o avete escogitato altri trucchetti? Aspetto le vostre opinioni sui social o qui nei commenti 😉

6 Responses

  1. Simone ha detto:

    io questo lo vedo con l’inglese. molti cercano di fare le traduzioni letterali (sbagliando, spesso! e il guaio è che a volte ciò accade nelle guide cartacee o nei pannelli esplicativi, cioè quello che proprio i madrelingua, normalmente, usano per ricevere le informazioni!). e pensare che l’inglese già di suo è noto per semplificare le cose…
    ovviamente avendo un vocabolario più ampio, molte cose poi si sanno e si va ad evitarle. Tipo in francese, anche i madrelingua usano spesso “le truc” per dire qualsiasi cosa, un po’ come noi diciamo “il coso” “la cosa”…o gli inglesi “stuff”..

    • Stefania ha detto:

      Ciao Simone! Esattamente! Se non ricordo male, Milano fu molto criticata durante l’Expo per una serie di cartelli tradotti letteralmente o malissimo. Il problema è che se questo errore lo fanno delle istituzioni, la cosa è molto grave oltre che imbarazzante 😉

  2. Dona ha detto:

    Ottime osservazioni, ma attenzione a non fare troppa pubblicità alla traduzione libera! Si potrebbe rischiare di veder tradotto un Miguel De Unamuno alla stregua di un post di Facebook xD

  3. Dona ha detto:

    I giri di parole di cui parli sono perifrasi. La traduzione letteraria è sconsigliata nel momento in cui, come per i tuoi esempi, ci si imbatte in idiomi, proverbi, insomma le frasi fatte di ogni lingua, perché non hanno un equivalente dalla lingua di partenza alla lingua d’arrivo. Per questo i traduttori devono avere un’ottima conoscenza o del contesto socioculturale d’arrivo o di partenza e una buona conoscenza dell’altro! Non ci si può improvvisare traduttori. È una materia molto seria e profonda. Senza contare che per la traduzione letterale e quella libera sono secoli che migliaia di studiosi si scannano tra loro xD

    • Stefania ha detto:

      Ciao Donatella e grazie per il commento 🙂 Si, sono le perifrasi che io ho chiamato “giri di parole” proprio perché lo scopo dell’articolo è quello di semplificare un argomento tanto serio e lungo come sono le traduzioni. Essere traduttore (come essere parrucchiera, meccanico o ingegnere) è una cosa che non è per tutti e che ha bisogno di tanta pratica, studio e costanza. Questo articolo non era ovviamente un articolo tecnico e non aveva come target dei futuri traduttori in cerca di una risposta, ma cercava semplicemente di dare una mano alle molte persone che, a differenza nostra, provano un po’ più di panico o vergogna a parlare in un’altra lingua e che spesso, per questo motivo, si complicano la vita. Conoscere i vocaboli e il contesto socioculturale è importantissimo, tanto è vero che anche se tutti escono dalla stessa Università e hanno la stessa laurea, c’è chi si specializza in un ramo e chi in un altro. Conoscere bene la materia e l’argometo è fondamentale. Quando lavoravo per un’azienda che rappresentava società che producevano macchinari alimentari, ti assicuro che ho visto molte traduzioni tecniche fatte con i piedi perché i traduttori non conoscevano le macchine e non avevano la minima idea di cosa stessero traducendo. Immaginavo che ci fossero diverse correnti di pensiero sulla traduzione letterale o libera, ma diciamo che io propendo per quella libera e nel post ho scritto il perché 😉

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