Carlos Ruiz Zafón: Il gioco dell’angelo

Qualche mese fa, vi avevo parlato di un libro che mi aveva letteralmente rapito: L’ombra del vento (titolo originale “La sombra del viento”), un romanzo dell’autore barcellonese Carlos Ruiz Zafón. Raccontava una storia così tanto travolgente che, non solo lo avevo finito in pochissimo tempo, ma ero davvero dispiaciuta dopo aver letto l’ultima pagina perché volevo saperne di più sul futuro dei protagonisti. Per questo ho scelto di acquistare tutti gli altri libri della trilogia de “Il cimitero dei libri dimenticati” (“El cementerio de los libros olvidados”) che, dal 2016, è diventata una tetralogia (l’ultimo libro si chiama “El labirinto de los espíritus – il labirinto degli spiriti“). Oggi vi parlerò, infatti, del secondo libro di questa saga, scritto nel 2008,  che si chiama “Il gioco dell’angelo” (titolo originale “El juego del ángel”) e vi lascerò anche una piccola recensione.

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Il gioco dell’angelo: la trama

La storia è ambientata anche questa volta a Barcellona, città natale dello scrittore, ed è narrata da David Martín, un giovane che lavora in un giornale chiamato “La voz de la Industria” dove scrive una rubrica noir di grande successo. Figlio di un reduce di guerra alcolizzato e violento, morto assassinato davanti a lui e di una madre che lo ha abbandonato anni prima, il giovane cresce con la compagnia di pochi ma fidati amici tra i quali Don Basilio, Pedro Vidal e il Signor Sempere. Già al successo all’età di 20 anni, viene licenziato per la gelosia dei colleghi, problema che si trasforma in opportunità quando decide di diventare un vero e proprio scrittore di romanzi. Grazie a questa dote innata incontrerà il suo nuovo datore di lavoro, Andreas Corelli, un uomo strano e sinistro che lo coinvolgerà in un’avventura pericolosa e senza possibilità di ritorno.

Il gioco dell’angelo: le mie impressioni

Devo essere sincera: il primo libro mi aveva entusiasmato così tanto che per questo avevo delle aspettative altissime. Inizio a leggere le prime pagine, passano i giorni e rimango sempre più delusa. Dov’è finito il mio amato Zafón? Sembrava un altro autore e un libro del quale non riuscivo a capire neanche tanto il senso della trama. Ne ho parlato anche con voi su Facebook che mi avete consigliato di continuare a leggerlo e, meno male, ho ascoltato il vostro consiglio! Il libro è di quasi 700 pagine, ma il vero Zafón secondo me spunta fuori solo dopo le prime 250. E’ lì che l’ho rinconosciuto e ho riniziato a divorare un altro suo libro. Un genio! Io non so come faccia una persona a scrivere una storia e a riuscire a tenere i fili di tutte le trame, principali e secondarie, sviluppandole così bene da far sorprendere il lettore ad ogni pagina. Quando penserete di conoscere la soluzione dell’enigma, vi accorgerete che avete sbagliato tutto e leggerete la pagina seguente ancora con il fiato sospeso. Insomma, come non potrei non consigliarvelo? Il finale, invece, mi è piaciuto a metà: da una parte mi ha fatto commuovere (nel vero senso della parola) e dall’altro sono rimasta un po’ interdetta. Non voglio svelarvi di più, se non un ultimo consiglio: leggetelo, non ve ne pentirete!

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